Il percorso prevede la partenza da Ferrara di Monte Baldo e il rientro a Spiazzi. Da qui si potrà tornare a Ferrara tramite servizio bus ATV o, disponendo di due auto, se ne lascia una a Spiazzi che servirà per fare ritorno a Ferrara. Il percorso si svolge quasi esclusivamente nel bosco.
Si parte dal parcheggio basso all’ingresso di Ferrara di Monte Baldo e si sale la strada asfaltata a destra che porta ad Albarè. Dopo un centinaio di metri di ripida salitasi prende il sentiero 674 direzione malga Orsa, bivio sentiero 75. Il primo tratto è in leggera discesa, accompagnato a destra dal vajo dell’Orsa, la più lunga delle valli del Monte Baldo, e a sinistra da rocce oolitiche e di calcare grigio con cavità sottoroccia. Si comincia poi a scendere con alcune serpentine fino ad incrociare la canaletta che dalla diga di Ferrara porta l’acqua alla centrale di Brentino.

Il sentiero esce poi all’aperto sui prati e passa accanto a malga Orsa che insiste nel comune di Brentino, a cui appartiene. Di fronte abbiamo le alte pareti giallastre erose dal ghiacciaio wurmiano con le marmitte dei giganti, profonde cavità cilindriche scavate nella roccia a diversa altezza dalle acque di scioglimento glaciale.
Si lascia a sinistra la deviazione per Brentino e si prosegue il sentiero 75 per il ponte tibetano e il sentiero dei pellegrini, indicati “per esperti”.
Si arriva così, scendendo nel bosco fino al torrentre al ponte tibetano che scavalca il Vajo dell’Orsa e offre un bel punto panoramico su di una cascata. La struttura, di cica 35 metri di lunghezza, è composta di funi d’acciaio ad un’altezza di circa 23 m.

Si prosegue sulla sinistra per il sentiero che percorre a mezza costa il versante destro del Vajo dell’Orsa, con continui saliscendi e passaggi esposti nella parte finale (con cordino metallico), fino ad arrivare ad un bivio dove si prende a destra il sentiero che sale da Brentino. Con tratti a scalini, tutto in salita, porta al Santuario della Madonna della Corona. Si passa sotto il ponte del Tiglio, un antico ponte in pietra a due campate che risale al Seicento e prende il nome da un vecchio albero di tiglio che, prima della costruzione del ponte, fungeva da passaggio naturale per superare il burrone.

Il Santuario è incastonato nella roccia del Monte Baldo a 774 metri d’altezza a strapiombo sulla valle dell’Adige, sospeso tra cielo e terra. Già attorno all’anno Mille vivevano nell’area del Baldo degli eremiti legati all’abbazia di San Zeno di Verona e almeno dalla seconda metà del 1200 esistevano un monastero ed una cappella dedicata a Santa Maria del Monte Baldo accessibili attraverso uno stretto sentiero nella roccia. La tradizione collocava la nascita del Santuario nel 1522 anno in cui la scultura qui venerata sarebbe stata miracolosamente traslata dall’isola di Rodi, occupata dai Turchi. La datazione è smentita dall’esistenza nei recessi dell’attuale santuario, di un dipinto di una madonna col bambino di epoca Trecentesca, venerata nell’originaria chiesetta che ne prese il nome. Tra il 1434 e il 1437 la chiesa divenne proprietà dei cavalieri di Malta fino al 1806. Il gruppo in pietra della pietà poi venerata come Madonna della Corona venne donata nel 1432 da Lodovico di Castelbarco. I cavalieri di Malta trasformarono radicalmente la Madonna della Corona facendola diventare un autentico Santuario costruendo sopra la preesistente una nuova chiesa e iniziando a renderlo più accessibile ai fedeli. Molti i lavori successivi fino agli anni Settanta del secolo scorso quando la chiesa esistente venne abbattuta conservando le parti più valide e significative e costruendo una struttura più ampia. Il 4 giugno del 1978 il vescovo Giuseppe Carraro poté procedere alla dedicazione del nuovo santuario e del nuovo altare.
Dal Santuario si risale verso Spiazzi attraverso scalinate o più gradualmente sulla strada asfaltata.