Vi è un ampio parcheggio gratuito antistante la Trattoria “Ponte di Veja” dalla quale parte il sentiero che da sotto il ponte costeggia tre antiche grotte e porta fino al fondo del Vajo (piccola valle) di Crestena in un ambiente naturale particolarmente lussureggiante tra rocce, pietra, vegetazione, l’acqua del torrente, cascate e il silenzio della natura.
Il ponte si presenta subito come un architrave di ingresso di un’immensa caverna carsica, sopravvissuto al crollo progressivo della volta centrale a causa di un fenomeno erosivo dell’acqua sulle rocce calcaree. Ancora adesso un piccolo ruscello proveniente da Crestena scorre sotto il ponte e accompagna buona parte dell’escursione. La grotta era una grande cavità carsica scavata nell’Oolite di San Vigilio e che aveva per tetto lastroni di Rosso Ammonitico, che iniziarono a crollare circa 600.000 anni fa. Il ponte è costituito da Rosso Ammonitico, più duro e resistente, mentre i piloni sono di Oolite di San Vigilio, friabili e solubili. Il toponimo Veja pare riferirsi all’acqua.

A breve distanza dall’inizio del sentiero, sulla sinistra, un pannello illustra come il ponte venne verosimilmente dipinto da Andrea Mantegna nell’affresco della parete ovest della Camera degli Sposi del Castello di San Giorgio a Mantova. Pare che il pittore, a Verona alla fine degli anni Cinquanta del Quattrocento, avesse visitato anche la Lessinia e Sant’Anna d’Alfaedo dove si mise alla ricerca del monumentale arco naturale che un secolo prima aveva ispirato Dante Alighieri per la rappresentazione delle Malebolgie nella Divina Commedia (Inferno). Da queste rocce in passato si estraeva la terra gialla, un pigmento naturale derivato dall’alterazione delle rocce calcaree e dal deposito di ossidi ferrosi che veniva impiegato nella pittura.
Successivamente, sulla sinistra si apre la grotta A detta “dell’acqua” per la sorgente che la caratterizza. L’acqua scorre per un breve tratto su rocce nere ad intrusione basaltica vulcanica. Girandosi, sul lato opposto delle rocce, si intravvede un’altra grotta (B) usata in passato come riparo e ricovero attrezzi, alla quale oggi non si può accedere.
Proseguendo sulla sinistra si incontra una grande grotta (C) chiusa da inferriate detta “dell’Orso” in quanto al suo interno sono stati rinvenuti i resti di un orso delle caverne. Conserva incisi sulle pareti laterali numerosi scritti, disegni, croci e date lasciati dai visitatori famosi del passato. Attualmente ospita una colonia di pipistrelli ed è zona archeologica recintata e non accessibile.

Il sentiero scende costeggiando il torrente che si apre in un paio di piccole cascate circondate da una vegetazione che prorompe nella sua crescita spontanea. Si arriva al Vajo della Marciora, attualmente secco, che si attraversa per salire poi fino alla strada Lugo-Fosse. Se ne percorre un chilometro in direzione nord per riprendere poi a sinistra il sentiero CAI per il Ponte di Veja. Si risale, passando nuovamente il fondovalle del Vajo della Marciora e arrivando con una salita in diagonale esattamente sopra il Ponte di Veja, di cui si percorre l’arcata.
Di fianco alla trattoria, un secolare castagno di dimensioni ragguardevoli ma non in buone condizioni di salute, viene ancor oggi chiamato il “Castagno di Dante” per l’ispirazione che pare abbia fornito al poeta per la stesura della Malebolgie (in realtà non ha 700 anni, bensì 400)
Per una descrizione completa del Ponte di Veja si rimanda all’apposita scheda