Si parte da Siresol, una piccola frazione di Negrar di Valpolicella dove si può posteggiare in uno slargo della strada. Il toponimo è un diminutivo dialettale di “ciliegeto” ad indicare le colture che caratterizzavano la zona nei tempi passati. Tuttora si ammirano ancora molti alberi di ciliegio coltivati su terreni terrazzati sostenuti dalle tipiche “marogne”, i tipici muretti a secco della zona. La località posta su un dosso, già citata nel XII secolo, è formata da alcune interessanti corti agricole con abitazioni restaurate o in fase di recupero. Il sentiero, ben indicato, inizia proprio sulla curva.


Dopo circa 500 metri dalla partenza, un cartello invita a salire a destra su un percorso a lievi tornanti e abbastanza ripido. Si raggiunge il bosco e, a sinistra, si entra in un piccolo sentiero (segnalato con un cartello su un tronco). Si continua la salita fino a trovare sulla sinistra un’apertura tra le piante di pungitopo che svela la Sengia Sbusa. Non c’è indicazione e quindi bisogna stare attenti.

La Sengia Sbusa è un interessante complesso carsico formato da un monolite a torre alto circa 45 m e da alcune cavità sotto roccia con un piccolo arco naturale prospicente la torre, posti in posizione dominante sulla vallata di Negrar. Costituiti da rocce dell’Eocene erose durante la glaciazione Donau, la torre conserva in alto sul lato occidentale una grotta (da cui “sbusa=bucata). Si visita anche il riparo sotto roccia a Nord della Sengia, passando uno stretto arco naturale, dove, secondo tradizione, tutti i bambini di Negrar venivano al mondo.




Dopo la visita, si torna brevemente sui propri passi per continuare il sentiero in salita fino ad uno spiazzo con un tavolo in pietra, piacevole per la sosta.
Proseguendo si costeggia un allevamento fino alla contrada di Case Antolini con le sue costruzioni in stile lessinico dalle aperture simmetriche e le coperture in coppi. Lo si attraversa ammirando una pittura murale sulla facciata di un’abitazione intonacata da Celestino Dal Barco, noto come “il pittore dagli occhi chiusi” in quanto le sue opere ritraevano i personaggi in tal fatta.

Si prosegue diritto e si scende per un sentiero in mezzo al bosco costeggiato a destra dal Vajo Castello con una vegetazione di castagni, carpini e frassini che conduce a Preperchiusa, contrada che deriva il nome da “prea pertursa”, cioè “pietra forata”, o in dialetto “Sengia Sbusa”.

Il sentiero per tornare a Siresol svolta a sinistra e lo si percorre con gli occhi incantati al paesaggio che si apre a destra sulla valle. Arrivati alla frazione vale la pena prendersi una manciata di minuti per girarla attraverso le sue stradine che disvelano edifici ristrutturati e altri antichi ancora allo stato originale.
