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Geologia del Monte Baldo

Località:

Monte Baldo

Geologia:

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Il monte Baldo è il risultato di un gran numero di fenomeni geologici succedutisi nel tempo che possono essere ricondotti a due aspetti fondamentali contrapposti: i “fenomeni endogeni” e i “fenomeni esogeni”. Il Monte Baldo è costituito prevalentemente da rocce di tipo carbonatico e sedimentario che presentano un’età compresa fra il Triassico superiore e il Miocene inferiore (da 210 a 15 milioni di anni fa). Esse derivano dal consolidamento degli antichi fondali della Tetide, che rappresentava il braccio di mare che divideva l’Africa dall’Eurasia prima della loro collisione, la cui conseguenza ha dato origine all’orogenesi alpina, iniziata ancora nel Mesozoico superiore (80 milioni di anni fa). In successione sulle pendici del rilievo montuoso, poggiano coperture pliocenico-quaternarie di origine continentale e di vario tipo, corrispondenti alle sequenze glaciali, fluvioglaciali, fluviali e di alterazione esogena. La serie stratigrafica visibile in affioramento, presenta lo spessore di circa 2000 m, appoggia, tramite una pila di calcari evaporitici con gesso e anidridi, calcari marnosi, dolomie, vulcaniti acide e arenarie, su un basamento scistoso cristallino formato da rocce metamorfiche (filladi, argilloscisti) di età paleozoica media-inferiore.

Le rocce più antiche presenti sul Baldo prendono il nome di Dolomia Principale (205-190 milioni di anni), risalente al Triassico superiore. Si tratta di una roccia carbonatica dal colore variabile dal grigio al bianco-giallo-rosato, a struttura saccaroide, formata da doppio carbonato di calcio e magnesio, in cui si possono ritrovare rari fossili
di clima subequatoriale. Durante il Giurassico inferiore e medio, si sono formate potenti stratificazioni di Calcari Grigi di Noriglio (da 190 a 170 milioni di anni). Il gruppo dei Calcari Grigi, si caratterizza per la presenza diffusa di fossili di bivalvi, tra cui le famose lithiotis, che si possono facilmente osservare nei bassi strati della Val d’Adige e nelle pale e valloni occidentali. Una singolarità dei Calcari Grigi sono le impronte dei dinosauri, coeve a quelle più famose di Rovereto, presenti in alcuni lastroni del circo di Valdritta. Vengono poi i Calcari Oolitici di San Vigilio (da 170 a 150 milioni di anni) frammisti a elementi organici quali residui fossili tipici della barriera corallina. Sono presenti sulle dorsali baldensi, a capo San Vigilio-Monte Bre, sul Monte Cordespino e sui pascoli, dove originano
doline e cavità carsiche (in particolare a Naole). A seguire, l’antico fondale marino dell’area baldense iniziò a sprofondare assumendo le caratteristiche di un vasto plateau pelagico interessato da depositi bacinali a cui sono correlate le rocce del Rosso Ammonitico Veronese e della Maiolica (da 160 a 90 milioni di anni fa).
Tale stratigrafia rocciosa, mediamente dura e compatta, è ricchissima di fossili di ammoniti, antichi cefalopodi che popolavano i mari poco profondi caratterizzanti il periodo di deposito di questa tipologia di roccia. Sul Baldo il Rosso Ammonitico affiora sul Monte Cordespino, in alcune aree a San Zeno di Montagna e a Nord dell’Altissimo-Vignola. Più recente è la formazione della Maiolica (o Biancone) depositatasi tra i 135 e i 90 milioni di anni fa in mari profondi, che caratterizza alcuni dossi baldensi (Monte Cimo, Monte Cerbiolo), formata da rocce regolari biancastre frammiste a noduli di selce, residui di gusci di antiche diatomee. Successivamente, da 90 a 65 milioni di anni fa, si depositano la Scaglia Variegata Alpina e la Scaglia Rossa Veneta. Questa formazione è di colore rosa-rosso per gli ossidi di ferro in essa contenuti; all’interno è presente quasi esclusivamente in alcune aree del Baldo
meridionale, una particolare sezione nota come Lastame Calcareo, tutt’oggi oggetto di estrazione. Durante le compressioni tettoniche del Cenozoico medio i fondali marini risposero in maniera rigida fratturandosi in grandi blocchi variamente dislocati che in parte si sollevarono, fino a trovarsi in condizioni di mare poco profondo.
Nell’area baldense nell’Eocene medio-superiore (da 56 a 40 milioni di anni), affiorano rocce di natura vulcanica (prevalentemente rappresentate da basalti di colata e di camino, Ialoclastiti (colate laviche sottomarine), brecce e basalti colonnari. Basalti colonnari si trovano nella zona di Valdritta e della Madonna della Neve di Avio.
Su tali antichi fondali si depositarono calcari e calcari marnosi tra l’Eocene e il Miocene inferiore (da 56 a 20 milioni di anni). Sono presenti i Calcari eocenici (di Nago, Malcesine, Torbole, Chiusole, e quelli del Miocene ed Oligocene (Calcari di Incaffi e delle Rocche di Garda).


L’orogenesi del Monte Baldo avvenne a partire da 60 milioni di anni fa, sotto le pressioni crostali dovute alla collisione della zolla africana contro la zolla indo-europea, in particolare dalle spinte e controspinte del cuneo lessineo e delle Prealpi lombarde. La microzolla lessinea, già in parte sollevata nell’Eocene-Oligocene dalle
spinte della zolla africana, nel suo movimento verso nord andò a scontrarsi contro le masse ostacolo intrusive dell’Adamello-Presanella e di Cima d’Asta che la deformarono in un cuneo che si ruppe con una serie di faglie a ventaglio. La parte occidentale del cuneo scivola a settentrione lungo le antiche faglie giudicariensi e premette lateralmente in direzione Ovest-Nord-Ovest gli strati crostali baldensi. Questi si ripiegarono a causa della controspinta verso Est delle Prealpi bresciane, formando l’anticlinale principale del Monte Baldo ed una seconda anticlinale del Monte Vignola-Monte Pastello, separate dalla sinclinale sospesa di Ferrara di Monte Baldo-Spiazzi e delimitate ad Ovest dalla profonda sinclinale del Garda. Ciò avvenne a partire da 25-20 milioni di anni fa e per 7-10 milioni di anni (nella sua fase massima di innalzamento). Nella parte meridionale del Monte Baldo la spinta verso Ovest del cuneo lessineo ha determinato una deviazione verso occidente dell’anticlinale principale (di circa 90°) da Monte Creta a Monte Belpo e Monte Risare, ma anche della sinclinale di Ferrara, lungo la piana di Caprino verso Garda, della sinclinale gardesana verso Salò e della seconda anticlinale dal Monte Pastello al Monte Mesa, al Moscal ed alle Rocche di Garda.

Emersa dal mare, la montagna nel tempo ha subito l’erosione operata dall’acqua, dal ghiaccio e dal vento, mentre le rocce calcaree sono state modellate, incise e perforate da vistosi fenomeni carsici che hanno formato doline, inghiottitoi, grotte, ponti, monoliti a fungo, torrioni e diverse forme rocciose variamente e stranamente
modellate. Innalzamenti e sollevamenti continuarono (in particolare vi fu un consistente sollevamento post-Miocenico tra 5 e 3 milioni di anni fa) e continuano ancora oggi anche se di scarsa entità. Questi sollevamenti furono in gran parte smantellati e ridotti da frane, da faglie, dalla consistente erosione meteorica e dalle glaciazioni quaternarie. I valloni e le faglie si approfondirono in modo particolare nel Miocene Superiore, tra 6,5 e 5,5 milioni di anni fa, quando il Mediterraneo venne isolato dall’Oceano per la chiusura dello Stretto di Gibilterra ed i fiumi e torrenti erosero ed approfondirono il loro bacino idrografico montano. Ma furono le glaciazioni quaternarie a costruire l’attuale morfologia dell’area.

Caratteristiche principali

Altri aspetti caratterizzanti

Fonti:

CTG M. Baldo  MONTE BALDO 2004

CTG M. Baldo ATLANTE DI GEOMORFOLOGIA DEL MONTE BALDO  2019